Le grotte vaticane quinta pagina

Gli scavi per la ricerca della tomba dell'Apostolo si svolsero nascostamente per dieci anni, anche durante la seconda guerra mondiale. Nessuno aveva mai scavato in quel luogo, sia per timore di profanarlo, sia perché per la tradizione era quella l’unica certa sepoltura di San Pietro. Con significativa continuità vi furono, infatti, edificati sopra tre altari: quello di Gregorio Magno (590-604), quello di Callisto II (1123) e l’attuale che risale a Clemente VIII (1594). Questi scavi della campagna 1939-1949 hanno fatto venire alla luce un’intera necropoli, una specie di piccola Pompei sorta sul colle Vaticano, nel luogo in cui Pietro subì il martirio “insieme ad un gran numero di eletti” e fu sepolto: il circo di Nerone, segnato al centro dell’obelisco egiziano che fu poi spostato al centro di Piazza San Pietro, a indicare la rivoluzione copernicana portata dal cristianesimo. Intorno alla poverissima sepoltura di Pietro – avvenuta nella nuda terra – erano infatti sorte le antiche tombe pagane, vere e proprie domus in muratura con urne cinerarie, tombe, sarcofagi e bellissimi dipinti parietali: una vera e propria città dei morti dove la vita quotidiana tranquillamente si prolungava; e dove sulle terrazze, estive, addirittura si organizzavano banchetti, il cosiddetto refrigerium. Questa necropoli, visitabile a piccoli gruppi guidati, portò gli archeologi alla tomba di Pietro: quell’apparentemente insignificante tumulo di terra verso cui erano orientate le tombe, anche pagane, e che un muro di rispetto metteva in evidenza. Il famoso “muro rosso” davanti al quale già nel II secolo fu eretta l’edicola del “trofeo di Gaio” che, con le sue colonnine, segnava l’ingresso alla “tomba gloriosa” dell’Apostolo Pietro: qui Costantino eresse nel VI secolo un’edicola che corrisponde all’attuale Confessione.

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- S. Giovanni della Croce dottore -



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